Può capitare di conoscere perfettamente il testo, aver studiato la scena, sapere cosa vuole il personaggio e avere comunque la sensazione che qualcosa non funzioni.
L’attore recita, ma nello stesso momento si osserva.
Sto dicendo bene questa battuta?
Dovrei essere più arrabbiato?
Questa pausa funziona?
Sto risultando credibile?
Una parte dell’attenzione non è più nella scena. È impegnata a controllare la propria performance.
È uno dei problemi più comuni nel lavoro dell’attore e, allo stesso tempo, uno dei più difficili da risolvere semplicemente attraverso la volontà.
Quando l’attore diventa spettatore di se stesso
Mentre recitiamo possiamo sviluppare una sorta di doppio livello di attenzione.
Da una parte c’è la scena: il partner, le circostanze, ciò che dobbiamo fare.
Dall’altra c’è una voce che osserva continuamente ciò che stiamo facendo e lo giudica.
Il problema non è avere consapevolezza tecnica. Durante lo studio e le prove è necessario analizzare, scegliere, correggere.
La difficoltà nasce quando questo controllo continua anche nel momento in cui la scena dovrebbe essere vissuta.
L’attore non è più completamente dentro ciò che accade perché una parte di lui sta verificando dall’esterno il risultato.
Cercare di “recitare bene” può diventare un ostacolo
Il paradosso è che spesso questo eccesso di controllo nasce proprio dal desiderio di fare un buon lavoro.
L’attore vuole essere preciso.
Vuole rispettare le indicazioni.
Vuole raggiungere l’emozione richiesta.
Vuole pronunciare la battuta nel modo giusto.
Ma più cerca di controllare consapevolmente tutti questi elementi nel momento della scena, più rischia di produrre un comportamento già organizzato.
Il tono viene deciso prima.
La pausa viene preparata.
La reazione arriva perché sappiamo che in quel punto dovrebbe arrivare.
La scena può essere corretta senza essere realmente viva.
Pensare non è il problema
Dire che un attore deve “smettere di pensare” sarebbe una semplificazione.
Anche nella vita pensiamo continuamente. Valutiamo, ricordiamo, decidiamo, interpretiamo quello che fanno gli altri.
Il punto è capire a cosa è rivolto il pensiero.
Se durante una scena penso a ciò che l’altra persona mi sta dicendo, alla situazione in cui mi trovo o a ciò che sto cercando di fare, quel pensiero appartiene all’esperienza.
Se invece penso continuamente a come sto recitando, la mia attenzione si divide.
Non sto più soltanto vivendo la situazione: sto anche cercando di dirigere me stesso dall’esterno.
Il partner può diventare irrilevante
Uno dei segnali più evidenti appare nel rapporto con l’altro attore.
Se ho già deciso come dire la prossima battuta, ciò che fa il partner può smettere di avere una vera importanza.
Posso guardarlo.
Posso ascoltare le sue parole.
Posso aspettare che finisca.
Ma il mio comportamento è già stato preparato.
In quel momento il partner rischia di diventare semplicemente il segnale che mi autorizza a eseguire ciò che avevo deciso.
Ed è proprio qui che il problema del pensare troppo si collega a un’altra difficoltà molto frequente: l’anticipazione.
Spostare l’attenzione fuori da sé
Una delle direzioni fondamentali del training Meisner consiste nel modificare progressivamente il centro dell’attenzione dell’attore.
Invece di chiedersi continuamente:
Che cosa devo fare?
l’attore viene portato a prestare attenzione a:
Che cosa sta realmente accadendo?
La differenza sembra piccola, ma modifica profondamente il lavoro.
L’attenzione può spostarsi verso il partner, verso ciò che sta facendo, verso l’attività nella quale siamo coinvolti e verso le conseguenze concrete di ciò che accade.
L’attore non deve quindi sforzarsi di apparire spontaneo.
Deve avere qualcosa di più importante a cui prestare attenzione della propria performance.
Perché la repetition parte proprio da qui
È anche per questo che la repetition occupa una posizione così precoce nel training Meisner.
L’esercizio riduce temporaneamente molti degli elementi che possono riportare l’attore verso il controllo: non c’è ancora un personaggio complesso da costruire, non c’è una scena da interpretare e non c’è un lungo testo da eseguire.
Resta soprattutto un’altra persona.
Questa semplicità permette di osservare quanto sia difficile una cosa apparentemente elementare: prestare realmente attenzione a qualcuno senza decidere continuamente cosa fare dopo.
La repetition non elimina il problema con una formula magica. Lo rende visibile e crea un contesto nel quale cominciare a lavorarci.
Prepararsi non significa controllare
Il rischio opposto sarebbe concludere che l’attore non debba preparare nulla.
Non è questo il punto.
Testo, circostanze, relazioni e lavoro precedente devono essere conosciuti e approfonditi.
La questione è cosa accade dopo.
La preparazione dovrebbe rendere l’attore più libero nella scena, non costringerlo a riprodurre qualcosa che ha deciso prima.
Conoscere profondamente il lavoro permette, idealmente, di non doverlo controllare continuamente mentre lo si sta facendo.
È una distinzione fondamentale: preparare le condizioni non significa programmare ogni comportamento.
La spontaneità non si può ordinare
Dire a un attore “sii spontaneo” è quasi una contraddizione.
Nel momento in cui cerchiamo volontariamente di produrre spontaneità, rischiamo di costruire un’altra performance.
Per questo il training dell’attore può essere più utile quando non cerca direttamente il risultato.
Non chiede semplicemente di essere meno controllati, più presenti o più autentici.
Cerca di sviluppare condizioni nelle quali controllarsi continuamente diventi meno necessario.
Ed è qui che pensare troppo smette di essere soltanto un difetto personale e diventa un problema tecnico sul quale è possibile lavorare.
Dalla testa alla relazione
L’obiettivo non è diventare attori inconsapevoli.
È poter utilizzare studio e preparazione senza trasformarli in un commento continuo su ciò che stiamo facendo.
Quando l’attenzione smette di essere monopolizzata dalla propria performance, qualcosa può tornare ad avere un peso reale:
l’altra persona.
E da quel momento la scena può cominciare a sorprendere anche chi la sta recitando.
Approfondisci il problema
Pensare troppo è soltanto uno dei modi attraverso cui l’attore può perdere il rapporto con ciò che sta accadendo.
Nella pagina Problemi dell’attore approfondiamo anche anticipazione, ascolto, ricerca dell’emozione e controllo della scena.

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